Prestazioni e limitazioni umane nell'aviazione: aspetti fisiologici e comportamentali
Abstract
Il volo umano, fin dalle sue origini, è stato visto come uno scenario appropriato per tutta una serie di questioni inerenti la fisica del volo, l’architettura e la sicurezza dei aeromobili, nonché la fisiologia e la psicologia di piloti e passeggeri. Nel corso della prima guerra mondiale, la British Royal Flying Corps condusse uno studio volto a chiarire le cause di molti incidenti aerei. I risultati furono assai sorprendenti. Per ogni cento piloti deceduti, solamente due erano stati abbattuti dal nemico, otto erano vittime di cedimenti strutturali degli aeromobili, mentre novanta decessi erano riferibili ad errori indotti dal bilancio negativo fra prestazioni e limitazioni degli stessi piloti. Nonostante il progredire dell’ingegneria e dell’avionica degli aeromobili, il rapporto uomo-macchina è stato sempre oggetto di speculazioni. La ricerca di un appropriato know-how non sempre è riuscita ad attenuare le “fatalità aeronautiche”. Gli argomenti descritti in questo lavoro evidenziano il perché di alcune necessità utili ai fini di voli sicuri ed efficienti. Fino a nuove mutazioni di carattere molecolare, il pilota rimane pur sempre un essere umano le cui prestazioni dovranno fare i conti con i suoi limiti. Il fattore umano in aviazione rimane ancora al centro di un serrato dibattito.